mercoledì 31 luglio 2013

DA SETTEMBRE A UMBERTIDE UN NUOVO SERVIZIO DEDICATO AI DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

La USL Umbria 1 amplia la rete dei servizi per i disturbi alimentari e per venire incontro alla domanda di cura dell’Alta Valle del Tevere e dell’Alto Chiascio, attiva un servizio ambulatoriale specialistico presso il Centro di Salute di Umbertide che sarà operativo dal 9 settembre. Il servizio, coordinato dal Distretto dell’Alta Valle del Tevere in stretta sinergia con il Dipartimento di Salute Mentale e i Servizi di Età Evolutiva di Città di Castello e di Gubbio, sarà aperto tre giorni alla settimana e si avvarrà del contributo professionale di un'equipe multidisciplinare composta da psicologi, psichiatri, dietisti, infermieri, tecnici della riabilitazione, nutrizionisti ed endocrinologi, sotto la direzione medica di Laura Dalla Ragione.

“Nel corso della presentazione delle linee guida regionali sui disturbi del comportamento alimentare che si è svolta lo scorso 10 luglio a Perugia - spiega la dottoressa Laura Dalla Ragione, direttrice dei tre centri umbri dedicati al trattamento dei disturbi del comportamento alimentare - è stato messo in evidenza come la patologia sia presente ed in costante aumento in tutto il territorio umbro, con un ulteriore abbassamento dell’età di esordio di anoressia e bulimia (anche su bambine di 8-10 anni), un interessamento della fascia di popolazione maschile e un aumento dell’obesità infantile e adolescenziale. E’ stato inoltre sottolineato come la prognosi di tali disturbi dipenda fondamentalmente da due fattori: la precocità della presa in carico e la continuità assistenziale”.

Il servizio offre una prima valutazione e una presa in carico integrata, che consentirà l’intercettazione dei bisogni soprattutto dei pazienti più giovani. Saranno effettuate terapie specializzate, individuali e di gruppo, attraverso progetti terapeutici personalizzati: terapie di gruppo psicologiche e nutrizionali, terapia dello specchio, Bioimpedenziometria, psicoterapie e pianificazione nutrizionale.

“La nostra azienda può vantare una rete di servizi per i disturbi alimentari che, per bacino di utenza e modello organizzativo, - precisa il direttore generale Giuseppe Legato - rappresenta un’eccellenza in Italia ed è stata presa come esempio anche all’estero. Con la riorganizzazione della rete assistenziale dei disturbi alimentari, che ad oggi comprende il centro di Palazzo Francisci di Todi, che gestisce anche il Numero Verde Nazionale, il centro diurno Nido delle Rondini sempre a Todi e il Centro DAI a Città della Pieve, i servizi saranno estesi a Umbertide per coprire ai bisogni di tutta l’Alta Umbria”.

“La cosa fondamentale che dobbiamo garantire - prosegue Legato - è la continuità assistenzialedei cittadini e la possibilità di accedere a tutti i livelli di assistenza (ambulatorio, day hospital, residenza e semiresidenza) con facilità e appropriatezza. Successivamente provvederemo ad attivare anche un Day Service dedicato ai disturbi alimentari presso il reparto di medicina dell’ospedale di Umbertide, per completare la valutazione clinica di queste insidiose patologie e per consentire un attento monitoraggio delle condizioni generali delle giovani pazienti”.

Una particolare attenzione sarà dedicata al lavoro con le famiglie, punto fondamentale del trattamento, con l’attivazione di gruppi settimanali di ascolto e supporto, a cura della associazione dei familiari e pazienti “Mifidodite”.

Considerati come una vera e propria epidemia sociale, in Italia i disturbi del comportamento alimentare colpiscono circa 3milioni di persone. In Umbria sono 15mila le persone affette da anoressia, bulimia o disturbo da alimentazione incontrollata. L’età si abbassa anche al di sotto dei 10anni e comincia ad alzarsi sopra i 40, colpendo anche soggetti di sesso maschile, vera novità nell’evoluzione storica della patologia.

Fonte: http://www.valtiberinainforma.it/news/da-settembre-a-umbertide-un-nuovo-servizio-dedicato-ai-disturbi-del-comportamento-alimentare

giovedì 25 luglio 2013

SEMPRE PIU' ANORESSICI E BULIMICI

Sono in aumento i casi di esordio precoce di queste due patologie
Con il cibo hanno un rapporto ossessivo. Lo rifiutano per un’esagerata paura di ingrassare, dimagriscono e poi mangiano nuovamente, in maniera smodata: i giovanissimi sono sempre più prigionieri di anoressia e bulimia. Secondo il quaderno del ministero della Salute dedicato ai disturbi alimentari sono infatti in aumento i casi di esordio precoce di queste due patologie, che generalmente si manifestano in una fascia d’età compresa tra i 15 e i 19 anni. Al contrario, altri disturbi alimentari, come la sindrome da alimentazione incontrollata (il cosiddetto binge eating disorder)sembrano non avere età, arrivando a colpire i bambini e persino gli anziani, anche se raggiungono il picco in età adulta. Le più colpite rimangono sempre le donne (circa 8 nuovi casi all’anno ogni 100mila persone per l’anoressia, che sfiorano i 12 nuovi casi all’anno per 100mila persone nel caso della bulimia), ma il cresce il disagio anche tra gli uomini, che ormai rappresentano il 5-10% di tutti i casi di anoressia nervosa, il 10-15% di tutti i casi di bulimia e ben il 30-40% dei casi di sindrome da alimentazione incontrollata. Colpa soprattutto di un ideale di magrezza e di perfezione fisica diverso, più «restrittivo» che si è sviluppato negli ultimi 50 anni e che viene veicolato con diversi mezzi di comunicazione, tra i quali Internet.

A lanciare l’allarme sui pericoli che dalla rete possono arrivare per chi soffre di disturbi alimentari è il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che sottolinea come molte siano, ancora oggi, le informazioni distorte e fuorvianti che è possibile trovare online. «Quando si digitano le parole anoressia o bulimia è facile ancora oggi trovare siti su come aggirare il controllo delle famiglie, su come smettere di mangiare: così non si può più andare avanti, per questo serve un’operazione culturale molto forte» sottolinea Lorenzin, spiegando che il ministero non intende abbassare la guardia, soprattutto in termini di prevenzione.

Queste patologie, pur essendo in primo luogo disturbi psichiatrici, producono complicanze fisiche anche serie, per la malnutrizione e i comportamenti impropri messi in atto per controllare il peso. Tutto ciò, nel caso ad esempio dell’anoressia nervosa, porta a una mortalità di cinque o dieci volte maggiore rispetto a chi è sano. In più spesso è difficile fare una diagnosi per tempo: molti casi arrivano agli specialisti dopo una lunga storia di malattia, quando è più difficile ottenere una guarigione.

Fonte: http://www.lastampa.it/2013/07/18/societa/mamme/salute/pedagogia-e-psicologia/sempre-pi-anoressici-e-bulimici-cVO879eJwXV9FI52LbHtDN/pagina.html

giovedì 18 luglio 2013

IL CIRCOLO VIZIOSO DELLE DIETE

Molte persone che hanno crisi di abbuffate compulsive seguono delle diete. Stare a dieta è un buon esempio di come i problemi legati alle abbuffate compulsive possono rendere difficile una classificazsione di caue o effetti. Fare una dieta precede spesso l'inizio delle abbuffate nello sviluppo dei problemi relativi alle abbuffate compulsive, maè anche una risposta all'aver mangiato troppo. Ci sono ragioni valide per credere che il seguire delle diete giochi un ruolo chiave nell'iniziare e nel mantenere molti problemi di abbuffate compulsive.
Lo stare a dieta interrotto da attacchi bulimici è una modalità di alimentazione comune. E' più evidente nella bulimia nervosa e nell'anoressia nervosa, dove la dieta è spesso più estrema e costante. In realtà alcune persone che hanno questi disturbi mangiano poco o nulla al di fuori delle abbuffate. Un comportamento simile è tenuto da molti di coloro che hanno un disturbo da abbuffate compulsive, ma la dieta è generalmente meno estrema, soprattutto tra quelli che sono sovrappeso. Il loro stare a dieta tende anche ad essere periodico, piuttosto che continuo. Non è raro per chi soffre di un disturbo da abbuffate compulsive alternare fasi di diete seguite con successo, che possono durare mesi, e periodi di sovralimentazione. Conseguentemente il peso può oscillare di molto.
C'è un circolo vizioso che potrebbe esservi familiare, con la dieta che incoraggia le abbuffate e ne è anche una risposta. Questo schema può ripetersi quasi all'infinito; è un circolo vizioso che può durare anni.
Poiché l'essere a dieta è uno dei fattori principali che rendono le persone vulnerabili alle crisi di abbuffate compulsive, uno degli scopi di molti trattamenti è di ridurre la tendenza a fare diete.

Fonte: "Come vincere le abbuffate" di C. Fairburn

martedì 16 luglio 2013

SEMPRE PIU' GIOVANISSIMI IN TRAPPOLA ANORESSIA E BULIMIA

(ANSA) - ROMA,16 LUG - Sempre più giovanissimi nella trappola di anoressia e bulimia. Sono in crescita infatti - secondo il quaderno della Salute dedicato all'appropriatezza clinica, strutturale, e operativa nella prevenzione, diagnosi e terapia dei disturbi dell'alimentazione - i casi di esordio precoce di questi disturbi dell'alimentazione, che generalmente si manifestano nella fascia d'età compresa tra i 15 e i 19 anni. Al contrario altri disturbi alimentari, come la sindrome da alimentazione incontrollata (il cosiddetto binge eating disorder) sembrano non avere età, arrivando a colpire i bambini e persino gli anziani, anche se raggiungono il picco in età adulta. Le donne-emerge, dal quaderno, sono in generale le più colpite, ma cresce il disagio anche tra gli uomini, che ormai rappresentano il 5-10% di tutti i casi di anoressia nervosa, il 10-15% di tutti i casi di bulimia e ben il 30-40% dei casi di sindrome da alimentazione incontrollata. (ANSA).

Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/specializzati/saluteebenessere/2013/07/16/Sempre-piu-giovanissimi-trappola-anoressia-bulimia_9029249.html
 

lunedì 15 luglio 2013

ANORESSIA NERVOSA

Per dire che una persona soffre di anoressia nervosa ci devono essere due condizioni principali:
1. La persona dovrebbe essere notevolmente sottopeso, e questo in conseguenza dei suoi stessi sforzi.
2. La persona dovrebbe essere molto preoccupata per la forma fisica o il peso corporeo, o per entrambi. Tuttavia, anziché angustiarsi per il fatto di essere sottopeso, dovrebbe essere terrorizzata dalla paura di aumentare di peso e ingrassare, Infatti molte persone anoressiche si considerano "grasse" nonostante il basso peso corporeo,
L'anoressia nervosa colpisce principalmente le adolescenti e le giovani. Le persone con questo disturbo raggiungono un peso corporeo basso mangiando molto poco, e anche facendo un esercizio fisico eccessivo. Evitano di mangiare cibi che considerano ingrassanti, e a volte digiunano. Circa un terzo fa "abbuffate", durante le quali i tentativi di limitare l'assunzione di cibo falliscono, con conseguente perdita di controllo sul mangiare.
Le abbuffate compulsive delle persone con anoressia nervosa sono piccole per quantità di cibo ingerito, e pertanto vengono considerate abbuffate soffettive. Per esempio un'abbuffata può consistere semmplicemente di alcuni biscotti, ma persino questo quantitativo sembrerò eccessivo alla gran parte delle persone anoressiche. Indipendentemente dalla quantità, sono associate a notevole ansia e sono seguite da vergogna e sensi di colpa.

Fonte: da "Come vincere le abbuffate" di C. Fairburn.

venerdì 5 luglio 2013

DISTURBO DA ABBUFFATE COMPULSIVE

Il disturbo da abbuffate compulsive è l'altrodisturbo del comportamento alimentare in cui l'abbuffata compulsiva è la caratteristica pincipale.
Chi ha un disturbo da abbuffate compulsive si abbuffa ritetutamente, ma non ricorre alle estreme misure di controllo del peso corporeo usate da chi soffre di bulimia nervosa. L'esperienza e la ricerca clinica suggeriscono che il disturbo da abbuffate compulsive è più diffuso della bulimia nervosa. Uomini e donne ne sono colpiti in maniera più equilibrata. Gli afro-americani risultano a richio quanto i bianchi; la fascia d'età interessata sembra più ampia, dai venti ai cinquant'anni.

Fonte: "Come vincere le abbuffate" di C. Fairburn

giovedì 4 luglio 2013

OBESITA' E ANORESSIA METTONO A RISCHIO IL CONCEPIMENTO

Obesità e anoressia mettono a rischio il concepimento
M. è una mia cara amica. M. ha problemi con il cibo. M ha 36 anni, è alta 1 metro e 72 centimetri e pesa 49 chilogrammi. M, da anni, cerca di avere un bambino. Invano. Io ne soffro e per questo oggi vorrei parlare con voi del rapporto tra peso e pancione. No, non dei chili che bisogna mettere su (e quelli da evitare) durante la gravidanza ma del «giusto peso» richiesto dalla maternità. Il troppo, come il troppo poco, sono nemici della riproduzione. Perché? Semplice: nelle donne obese, così come in quelle anoressiche, l’infertilità è più frequente che in donne normopeso perché una dieta scorretta altera la produzione di ormoni stereoidei, quelli che ci fanno venire il ciclo regolarmente.
Le aspiranti madri obese hanno un ostacolo in più da superare: l’eccesso di grasso accumulato nel tessuto corporeo altera il corretto rapporto tra gli ormoni del sangue (gli estrogeni e gli androgeni). Ne conseguono amenorrea (cioè l’assenza di ciclo e dunque l’impossibilità a procreare) e ovaio policistico. Questa disfunzione ormonale è purtroppo tipica anche delle donne anoressiche: la mia amica M, per esempio, non era nemmeno in grado di sostenere i cicli di riproduzione assistita perché il suo calo ormonale non permetteva la creazione nemmeno di quella quantità minima di follicoli indispensabile per la fecondazione in vitro. Nulla. Senza dimenticare che M, ossessionata dal peso, si ‘massacrava’ con ore di sport, facendo subire al suo corpo un eccesso di attività fisica che è sempre sconsigliato se si vuole cercare di avere un bambino.
Soluzioni? Posto che nel caso dell’anoressia parliamo di malattie che vanno curate con personale medico e psicologico adeguato e che non possiamo generalizzare, nel caso di donne colpite da eccesso di magrezza o da obesità che desiderino presto un bambino il mio consiglio spassionato è: curate ciò che mettete nel piatto! Per far funzionare il nostro corpo, macchina straordinaria e alquanto efficiente, è fondamentale il giusto apporto di nutrienti specifici come la vitamina A ed E, molto importanti perché legate al funzionamento dell’apparato riproduttivo. Sì dunque a pesce, frutta, verdura, specie quella colorata, sì anche a legumi e carboidrati. E ricordiamoci che per diventare madre bisogna essere in forma: i bambini, fin da neonati, sono impegnativi!
Valentina Granatello

http://it.lifestyle.yahoo.com/blog/perche-te-lo-dice-mamma/obesit%C3%A0-e-anoressia-mettono-rischio-il-concepimento-094133794.html

martedì 2 luglio 2013

BULIMIA NERVOSA

La bulimia nervosa, originariamente conosciuta in nord America come "bulimia", è arrivata all'attenzione medica solo negli ultimi vent'anni.
Tutti gli schemi di diagnostica moderna concordano sul fatto che è necessaria la presenza di tre elementi perché si possa dire che qualcuno soffre di bulimia nervosa:
1. La persona deve fare abbuffate (oggettive) di frequente; deve cioè consumare quantità di cibo veramente grandi, tenuto conto del contesto in cui il cibo viene mangiato. Al tempo stesso la persona deve avete un senso di perdita di controllo.
2. La persona deve fare uso regolare di una qualsiasi delle molte misure estreme di controllo della forma fisica o del peso corporeo. Queste misure includono vomito autoindotto, abuso di lassativi o diuretici, eccesso di esercizio fisico, e dieta ferrea o digiuno.
3. La persona deve preoccuparsi oltremodo per la forma fisica o il peso corporeo o per entrambi e dovrebbe avere una forte paura del grasso o dell'autmento di peso. Questa preoccupazione dovrebbe andare al di là del semplice sentirsi grassa o essere infelice per l'aspetto fisico. Anzi, l'intera vita dovrebbe essere dominata da queste preoccupazioni.
La bulimia nervgosa è caratteristica soprattutto delle donne, generalmente tra i venti e i tren'anni. Il problema sorge di solito verso i vent'anni con un periodo di dieta rigida. In circa un terzo dei casi questa dieta può essere portata coì all'estremp da sviluppare dapprima un'anoressia nervosa e poi una bulimia nervosa.


Fonte: "Come vincere le abbuffate" di Cristopher Fairburn

giovedì 27 giugno 2013

OBESITA’: L’EFFICACIA DEL TRATTAMENTO INTEGRATO

Tratto da Elisa Morosi
Recenti ricerche dimostrano che quasi 5 milioni di persone in Italia soffrono di obesità, e il dato diventa ancora più preoccupante se si considera che l’incidenza è in continuo aumento tra bambini e adolescenti.

Come è ormai noto, le cause dell’obesità sono molteplici e sono da ascrivere a fattori sia genetici che ambientali (più dell’80% dei bambini obesi ha entrambi i genitori obesi), ma anche sociali e psicologici: appare quindi evidente l’importanza di affiancare trattamenti diversi che si occupino in modo sinergico dei diversi aspetti che costituiscono questa malattia.

La componente psicologica di questo disturbo alimentare è stata a lungo trascurata, affidando unicamente a diete e chirurgia l’intera responsabilità di portare a termine un intervento di successo; attualmente le evidenze scientifiche mostrano che la nostra mente ha un ruolo fondamentale nell’origine e nel mantenimento del disturbo e che è possibile intervenire a diversi livelli:

  • intervento psicoeducativo: è possibile farlo in gruppo ed è particolarmente efficace per coloro che hanno difficoltà a seguire per lungo tempo una dieta e hanno molti pensieri disfunzionali riguardo la dieta, il peso, l’immagine corporea, se stessi. La psicoeducazione mira ad aumentare il senso di autoefficacia di ciascuno attraverso la condivisione di paure, difficoltà e strategie con chi ha lo stesso disagio;
  • coinvolgimento dei familiari: detto che uno dei fattori rilevanti è quello ambientale, è importante pensare a un intervento che possa fornire indicazioni e supporto anche alla famiglia del paziente, a maggior ragione se si tratta di un bambino o un adolescente; problematiche come depressione o ansia e difficoltà relazionali accompagnano spesso il problema dell’obesità e vanno gestite nel modo adeguato;
  • sostegno psicologico durante il percorso di cura: alcuni studi mostrano una buona efficacia del supporto psicologico nel migliorare aree rilevanti come l’umore, l’autostima e la consapevolezza e, di conseguenza, la volontà e la predisposizione a mantenere il necessario impegno nel seguire un trattamento integrato.
Fonte: http://rolandociofi.blogspot.it/2013/06/obesita-lefficacia-del-trattamento.html#!/2013/06/obesita-lefficacia-del-trattamento.html

domenica 23 giugno 2013

COME COMINCIANO LE ABBUFFATE COMPULSIVE.

Sono molte le cose che provocano un attacco bulimico. Sensazioni spiacevoli di ogni tipo possono sollecitare l'abbuffata compulsiva. La depressione è uno stimolo particolarmente potente. Altre cause emotive scatenanti sono la tensione, il sentirsi senza speranza, la solitudine, la noia, l'irritabilità e la rabbia.
Sentirsi grassi. Sentirsi grassi è un tipo particolare di stato d'animo spiacevole, comune tra le persone che si preoccupano della loro forma fisica, Può scatenare un attacco bulimico.
Guadagnare peso. La gran parte delle persone preoccupate per il proprio peso reagisce male ad ogni aumento: qualsiasi incremento, anche modesto come mezzo chilo, può innescare una reazione negativa. Tra quelli che tengono ad avere questo tipo di problemi alimentari, una risposta può essere quella di abbandonare tutti i tentativi di controllare l'alimentazione, finendo poi per abbuffarsi.
Dieta e fame. Molte4 persone con problemi di abbuffate compulsive mangiano poco al di fuori della abbuffate. Questa deprivazione di cibo può avere molti effetti indesiderati, perché è come se la persona stesse cercando di patire la fame. Mangiare troppo poco dà origine a delle pressioni fisiologiche e psicologiche che spingono a nutrirsi, e per coloro che tendono ad abbuffarsi può essere molto difficile smettere, una volta che cominciano a mangiare.
Rompere una regola dietetica. Molte persone che hanno attacchi bulimici sono a dieta, e la loro dieta tende ad essere caratteristica. per esempio, hanno spesso regole rigide su quanto e quando dovrebbero mangiare. Inoltre possono avere delle regole su cosa si dovrebbe mangiare, che includono i cibi considerati "ingrassanti". Rompere una regola dietetica scatena in genere un'abbuffata compulsiva.
Tempo non programmato. La mancanza di programmi per la giornata sembra rendere le persone inclini ad abbuffarsi, mentre avere una routine sembra costituire una protezione. La mancanza di organizzazione può essere anche accompagnata da noia, uno degli stati d'animo spiacevoli che tende a provocare le abbuffate compulsive.
Essere soli. Le abbuffate compulsive si verificano quasi sempre in segreto. Per quelli che hanno questo problema l'essere soli aumenta il rischio, da momento che non hanno nessun vincolo sociale. Inoltre se la persona si sente sola, il rischio è ancora maggiore.
Tensione premestruale. Alcune donne riferiscono di trovare particolarmente difficile controllare l'alimentazione nei giorni che precedono le mestruazioni. Questo fatto può essere una risposta a sensazioni fisiche quali il sentirsi gonfie, o a stati d'animo negativi quali la depressione e l'irritabilità.
Bere alcolici. Alcuni trovano che bere alcolici li rende vulnerabili alle abbuffate compulsive. Le cause sono molte. L'alcol riduce la capacità di resistere ai desideri immediati e così rende più difficile seguire le regole dietetiche, L'alcol indebolisce anche la capacità di giudizio e fa si che le persone sottovalutino quanto male si sentiranno se infrangono la dieta. In aggiunta, alcuni si sentono depressi quando bevono, e quindi il loro rischio di abbuffarsi aumenta ulteriormente.

Fonte: "Come vincere le abbuffate" di C. Fairburn

mercoledì 19 giugno 2013

LE ABBUFFATE COMPULSIVE SONO TUTTE UGUALI?

Le abbuffate variano notevolmente non solo da persona a persona, ma anche per lo stesso individuo. Molti riferiscono di averne più di un tipo, anche se certe possono non andar bene per la definizione tecnica di abbuffata compulsiva (abbuffata oggettiva).
Certe categorie di persone hanno dei comportamenti caratteristici. Per esempio, chi soffre di anoressia nervosa spesso ha abbuffate piccole, soggettive, ma con lo stesso disagio e senso di perdita di controllo tipici delle abbuffate oggettive. E le abbuffate delle persone che sono chiaramente in sovrappeso (molte delle quali hanno un "disturbo da abbuffate compulsive") tendono a non essere ben delimitabili, nel senso che non è facile definire un inizio e una fine. Durano in genere più a lungo di quelle delle persone con bulimia nervosa, e possono anche continuare quasi tutto il giorno. Inoltre il modo di mangiare è più lento e meno accanito. Ciò nonostante la quantità di cibo mangiata è molto grande, date le circostanze, e allo stesso tempo c'è una sensazione di perdita di controllo. Sono simili anche le sensazioni di colpa e vergogna associate, e la segretezza.

Fonte: "Come vincere le abbuffate" di C. Fairburn.

domenica 16 giugno 2013

L'ADOLESCENZA E I PROBLEMI CON IL CIBO.

Un’adolescente su 5 ha problemi con il cibo. Difficoltà che si manifestano tra le ragazzine già tra i 12-13 anni. Quelli che fanno maggiore paura sono i numeri legati ai disturbi alimentari specifici quali l’anoressia, che colpisce l’1% della popolazione femminile mondiale, e la bulimia che invece si accanisce su circa il 5% delle donne. I dati sono stati presentati da Anna Maria Speranza docente di psicologia dello sviluppo all’Università Sapienza di Roma all’Adnkronos Salute, a margine del convegno di oggi ‘Disturbi del comportamento alimentare: il rito della malattia e il modello della cura’. Questi numeri dimostrano che dopo anni di trattamenti nel 30% dei casi la patologia diventa cronica.”L’anoressia – spiega la psicologa – sembra il disturbo alimentare più allarmante mentre la bulimia è invece la più insidiosa: dal punto di vista dell’informazione sociale è considerata meno grave, forse perchè meno visibile dal momento che può manifestarsi in una persona con peso normale, ma può essere mortale a causa del rischio cardiaco. Ovviamente anche nell’anoressia c’è il rischio di morte ma, essendo la malattia più visibile, si interviene di più. La difficoltà c’è anche tra i clinici, infatti molte volte non riusciamo a riconoscere i sintomi di una paziente bulimica al primo sguardo”.
“C’è inoltre da dire – continua la specialista – che esistono pazienti con difficoltà ad aderire al trattamento. Questo fa sì che il rischio più grosso sia l’interruzione continua delle cure”, fatte a singhiozzo, “e un aumento della cronicizzazione”. Infine, anche gli esiti del trattamento non sono da sottovalutare: “A distanza di un certo numero di anni – conclude la psicologa – con pazienti che hanno provato diversi tipi di trattamento, un 30% risolve il problema alimentare, psichico e sociale. Un altro 30% ha una riduzione della sintomatologia alimentare ma il suo disturbo psicologico permane, infatti non riesce ad avere relazioni sociali, mentre un ultimo 30% non riesce ad allontanarsi dalla malattia così da cronicizzarla”.

http://www.corrieredelgiorno.com/2013/06/11/ladolescenza-e-i-problemi-con-il-cibo-60607/

mercoledì 12 giugno 2013

DISTURBI ALIMENTARI, LA CAUSA NON E' PSICOLOGICA

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Milano - Si parla spesso di anoressia e bulimia come di figlie di un disagio psicologico, che poi si ripercuote sulla salute fisica di chi ne soffre, tanto da rappresentare una delle prime cause di morte tra i problemi di salute mentale. Tuttavia, secondo uno studio americano pubblicato sull’American Journal of Psychiatry online, chi è bulimico e anoressico presenta un’alterazione dei circuiti in un’area del cervello chiamata insula. Un difetto che pare induca fame compulsiva nel bulimico e, al contrario, inibizione dell’appetito nell’anoressico. Una delle concause delle due malattie sarebbe dunque una percezione sballata dei segnali della fame nei pazienti. Questa scoperta, secondo gli autori, rappresenta terreno fertile per lo sviluppo di trattamenti per una possibile cura. I ricercatori della San Diego School of Medicine, University of California, hanno utilizzato la risonanza magnetica per studiare il comportamento del cervello in seguito all’assunzione di cibi dolci, in 28 donne che in passato avevano sofferto di anoressia o bulimia. Le funzionalità sono state poi confrontate con quelle di 14 donne che non avevano mai avuto problemi di disordini alimentari: dopo aver mangiato dolci, le ex-anoressiche ed ex bulimiche hanno mostrato rispettivamente ipoattività e iperattività della parte destra anteriore dell’insula, l’area del cervello dove i sapori vengono percepiti e integrati con il senso dell’appagamento, fattore che aiuta a regolare sazietà e fame. “Una possibilità è che la scarsa alimentazione e la perdita dipeso che si verificano nell’anoressia, siano dovuti al fatto che il cervello non riesce a riconoscere con precisione i segnali della fame - spiega Tyson Oberndorfer, primo autore dello studio - All’opposto, gli attacchi di fame nei bulimici potrebbero essere causati da una percezione esagerata dei segnali di fame”. Questa scoperta e altre affini, aprono la strada verso lo sviluppo di cure contro i disturbi alimentari che colpiscono tantissime giovani: “Potrebbe essere possibile modulare l’esperienza sensoriale migliorando l’attività dell’insula in individui con anoressia, o smorzando la risposta esagerata o instabile al cibo in quelli con bulimia”, conclude Kaye, direttore dell’Eating Disorders Treatment and Research Program.

http://www.corrierenazionale.it/qui-speciali/salute/2013/06/04/news/100562-Disturbi-alimentari-la-causa-non-e-psicologica

martedì 4 giugno 2013

LE CARATTERISTICHE DI UN'ABBUFFATA COMPULSIVA.
"Prendo qualsiasi cosa mi capiti sotto mano e me lo ficco in bocca, a volte senza nemmeno masticarlo. Ma quando lo stomaco inizia a farmi male e mi viene la febbre, comincio a sentirmi in colpa e spaventata. E' solo quando sto proprio male che smetto di mangiare".
Sensazioni, I primi momenti di un'abbuffata compulsiva possono essere piacevoli. Il gusto e la composizione del cibo possono sembrare molto apprezzabili. Tuttavia raramente queste sensazioni durano a lungo. Nel giro di poco tempo vengono sostituite da sensazioni di disgusto, mano a mano che si continua a mangiare. Alcune persone provano ribrezzo per ciò che stanno facendo ma non riescono a smettere.
Velocità nel mangiare. Di norma la gente mangia velocemente durante un'abbuffata compulsiva. I ricercatori dell'Università della Columbia hanno osservato che le donne con bulimia nervosa mangiano a una velocità doppia e anche più rispetto a quelle che non hanno disturbi del comportamento alimentare: 81,5 calorie al minuto rispetto a 38,4. Molte si riempiono la bocca di cibo in maniera quasi meccanica, masticandolo appena, Altre bevono in abbondanza per far andare giù il cibo più facilmente, e questo contribuisce a farle sentire piene e gonfie. Ad alcune persone questo facilita anche il vomito successivo.
Agitazione. Alcuni camminano su e giù o gironzolano mentre mangiano. A volte sembrano disperati. Avere cibo diventa estremamente importante: si può prendere quello degli altri, rubarlo ai grandi magazzini, o mangiare cibo scartato. I più considerano questo comportamento vergognoso, disgustoso e degradante.
Sensazione di uno stato alterato di coscienza. La gente spesso descrive le proprie sensazioni come se durante un attacco bulimico fosse in trance. Come se in realtà non fossero loro ad abbuffarsi.
Segretezza. Una caratteristica dell'abbuffata compulsiva tipica è che avviene in segreto. Alcune persone si vergognano talmente tanto del fatto che si abbuffano che fanno di tutto per tenerlo nascosto, e a volte ci riescono per anni.
Perdita di controllo. Questa è la caratteristica fondamentale delle abbuffate compulsive, ma varia notevolmente da individuo a individuo. Alcune persone la sentono molto prima di cominciare a mangiare, Per altre c'è un'evoluzione graduale dal momento in cui cominciano a mangiare, Per altre ancora potrebbe arrivare all'improvviso, quando si rendono conto che hanno mangiato troppo. E' interessante notare che alcune persone che si abbuffano da anni riferiscono che la sensazione di perdita di controllo si è attenuata con il tempo, a volte perché l'esperienza ha insegnato loro che questi attacchi di abbuffate compulsive sono inevitabili, e così non cercano più di resistervi. Alcuni progettano addirittura quelle che considerano delle abbuffate inevitabili, costruendo in tal modo una profezia che si autoadempie. Il fatto di progettarle consente loro di esercitare un certo controllo sul quando e sul dove avvengono, minimizzando così lo sconvolgimento delle proprie attività quotidiane. Pertanto sentono che in realtà non hanno perso il controllo. Tuttavia non è proprio vero, dal momento che non riescono ancora ad evitare le abbuffate; inoltre molti riferiscono di non essere capaci di smettere di mangiare una volta che hanno cominciato.
Lo stesso vale anche quando si interrompe un attacco bulimico. Le provviste possono essere esaurite, può suonare il telefono, o può arrivare qualcuno. In questi casi l'abbuffata ricomincia più tardi dal punto in cui era stata interrotta. E' come se chi si abbuffa in questi momenti fosse in "pausa".
 
Fonte: "Come vincere le abbuffate" di C. Fairburn
 
 

lunedì 3 giugno 2013

COS'E' UN'ABBUFFATA COMPULSIVA?
 
"Comincia col pensiero del cibo che mi nego quando sono a dieta. In poco tempo diventa un impellente desiderio di mangiare. All'inizio mangiare è un sollievo e un conforto, e mi ha sentire piuttosto su di giri. Ma poi non riesco a fermarmi, e mi abbuffo. Continuo in modo frenetico, fino ad essere completamente piena. Alla fine mi ritrovo con un gran senso di colpa e arrabbiata con me stessa".
Una generazione fa il termine binge in inglese significava quasi esclusivamente un'unica cosa: bere in eccesso. Oggi questa parola significa quasi sempre mangiare in eccesso. Per molte persone un'abbuffata è qualcosa di perfettamente innocuo, uno scivolone o un errore dietetico, un semplice abuso. Per altri, tuttavia, indica una perdita di controllo sul mangiare, e per molti è un problema serio, soprattutto per le donne giovani dei paesi occidentali, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna.
L'Associazione Psichiatrica Americana è arrivata a una definizione tecnica generalmente accettata del termine abbuffata compulsiva:
un episodio di abbuffata compulsiva è caratterizzato da entrambi i seguenti elementi:
1) mangiare, in un discreto periodo di tempo (per esempio  nel giro di due ore), una quantità di cibo che è decisamente superiore a quella che la maggior parte della gente mangerebbe nella stessa frazione di tempo e nelle stesse circostanze;
2) un senso di mancanza di controllo nel corso dell'episodio (per esempio la sensazione che non si può smettere di mangiare o controllare cosa o quanto si sta mangiando).
L'elemento centrale dell'abbuffata compulsiva è la sensazione di perdita di controllo. E' soprattutto questa caratteristica che distingue l'abbuffata compulsiva dall'alimentazione quotidiana eccessiva e dalla semplice indulgenza.
 
Fonte: "Come vincere le abbuffate" di C. Fairburn
 
 

sabato 1 giugno 2013

ANORESSIA: CHI NE SOFFRE SI MUOVE COME UN OBESO

La percezione distorta del corpo delle persone anoressiche che tendono ad immaginare il loro corpo come più grande ne influenza anche i movimenti. In poche parole, gli anoressici finirebbero per muoversi basandosi sulle dimensioni percepite e non reali.
La ricerca condotta da Anouk Keizer della Utrecht University (Paesi Bassi) si è basata principalmente su esperimenti molto semplici: è stato chiesto a soggetti sani ed a pazienti anoressici di passare attraverso una porta semiaperta a diversi gradi di apertura. Mentre i soggetti sani hanno iniziato a ruotare le spalle per riuscire a passare più agilmente quando l’apertura della porta era il 25% più ampia delle loro spalle, gli anoressici hanno cominciato a ruotarle quando l’apertura era del 40%, cioè esageratamente più grande di quella che era necessaria per passare. Segno questo che l’anoressico oltre a vedersi grasso, si muove come se lo fosse.
L’anoressia e i disturbi alimentari in generale sono una vera e propria emergenza sanitaria e, secondo numerosi studi, sono in continuo aumento. Si stima che mediamente vi siano 8 casi all’anno su 100.000 persone. Le cause non sono ancora del tutto chiare: esistono fattori biologici, sociali e psicologici che sinergicamente portano allo sviluppo della malattia che viene curata farmacologicamente insieme ad un sostegno psicologico-clinico. Una buona educazione alimentare nelle scuole primarie e la consapevolezza dei rischi che tale malattia comporta potrebbe prevenire o per lo meno scongiurarne la (ri)caduta.
 
 
 

venerdì 31 maggio 2013

IL DECORSO CLINICO DELL'ANORESSIA 3

Malgrado in anni recenti siano sorti una moltitudine di diversi approcci al trattamento dell'anoressia, non vi è ancora accordo su quale sia il miglior modo di intervento. In generale non si discute sulla necessità di affrontare tanto gli aspetti fisiologici che quelli psicologici del disturbo mediante la combinazione di riabilitazione nutritiva, recupero del peso corporeo e psicoterapia a lungo termine. Al di là di tale prescrizione di ordine molto generale, vi è però una profonda differenza di opinioni su come il trattamento debba procedere. In generale il processo di recupero tende ad essere difficile, comportando a volte alcuni periodi di permanenza in ospedale e un certo numero di insuccessi della psicoterapia. I risultati di alcuni studi indicano che circa il 75% dei soggetti anoressici mostra qualche miglioramento sul lungo periodo se ci si limita a considerare il recupero del peso. I risultati sono però molto meno eclatanti se si considerano fattori quali la forma corporea, la preoccupazione per il cibo, e le difficoltà di adattamento sociale e sessuale. Un numero consistente di ex anoressici ha questi problemi anche dopo che ha recuperato peso. Anche se ultimamente la diffusione dell'anoressia è aumentata, in totale il numero di pazienti non è ancora molto elevato. Se si considera però questo numero in relazione all'età e alla popolazione colpita ecco che l'anoressia diventa una malattia grave e devastante, tragica per chi ne soffre e per la sua famiglia.
 
Fonte: "Anoressia e bulimia" di R. A. Gordon
 
 

giovedì 30 maggio 2013

IL DECORSO CLINICO DELL'ANORESSIA. 2

Quando l'anoressica giunge davanti al medico, la malattia è di solito in una fase piuttosto avanzata; infatti, e questo è un fatto negativo, anche se comprensibile, i familiari sperano sempre che il disturbo sia passeggero. Sebbene in qualche caso questo possa essere effettivamente vero, e l'anoressica alle prime fasi della malattia riesca da sola a uscire dalla situazsione in cui è incappata, nella maggioranza dei casi la famiglia resta intrappolata in una spirale di negazione e collusione involontaria, in quanto tende ad essere orientata verso l'esterno ed è quindi portata a negare l'esistenza di problemi. In ogni caso quando l'anoressica si trova al punto in cui il disturbo è identificato clinicamente, è già coinvolta in una complessa rete di atteggiamenti psicologici e di conseguenze fisiologiche associate alla prolungata denutrizione. Particolarmente pericoloso da un punto di vista medico è lo stato fisico del soggetto che tende a porre al centro dell'attenzione solo gli aspetti fisiologici della malattia. Una paziente anoressica che presenta ad esempio sintomi di cachexia (deperimento) quali pallore e fatica muscolare, crescita di peluria sul corpo (lanugine) e amenorrea, tenderà a mostrare delle irregolarità del battito cardiaco, come la brachicardia, insieme ad un complesso squilibrio associato alla cattiva nutrizione. Se la perdita di peso è stata notevole si è creata una situazione medica di emergenza che ha portato alla ospedalizzazione. L'anoressia ha un esito fatale in un numero variabile tra il 5 e il 10% dei casi diagnosticati, proporzione questa più elevata di quella di ogni altro disturbo psichiatrico. Non deve quindi sorprendere che gli aspetti medici di questo disturbo abbiano attirato un così grande interesse. Non c'è dubbio che una volta che la condizione si stabilizza l'anoressia implica squilibri fisiologici complessi e a volte incurabili che a loro volta contribuiscono ad aggravare la già alterata condizione mentale della paziente. Nonostante questo, ciò che inizialmente innesca il disturbo risiede con tutta probabilità nella storia evolutiva del soggetto, che si esprime in un contesto culturale.
 
Fonte: tratto da "Anoressia e bulimia" di R. A. Gordon
 
 

mercoledì 29 maggio 2013

IL DECORSO CLINICO DELL'ANORESSIA.

Una volta in corso l'anoressia ha un proprio sviluppo caratteristico come malattia, una dinamica interna che può essere considerevolmente indipendente dai fattori che le hanno dato origine. Quando la dieta si trasforma in digiuno e riduce infine alla "fame" vera e propria, l'anoressica tende ad accantonare le sue solite attività e relazioni personali, a intensificare un già eccessivo regime di esercizio e può per un certo periodo, raddoppiare gli sforzi indirizzati all'ottenimento del successo. E' ossessionata dal pensiero del cibo, da particolari farmaci dietetici, dai calcoli delle calorie, e dalla propria immagine riflessa nello specchio. Nelle prime fasi della malattia le anoressiche sperimentano spesso una sorta di euforia che ricorda lo stato descritto da chi limita l'assunzione di cibo per reali ragioni di salute o dai mistici. Queste esperienze sono peraltro brevi: più cresce il periodo di astensione dal cibo, più è probabile che intervenga e diventi dominante un senso di depressione.
Giunta ad un certo punto della malattia la paziente anoressica che ha perduto una rilevante quantità di peso tenderà a giustificare la sua condizione con ogni mezzo a sua disposizione, tra cui le diverse strategie di inganno e menzogna per le quali queste pazienti sono famose. Non è raro il ricorso a metodi ingegnosi per eliminare il cibo o per nascondere spaventosi livelli di dimagrimento sotto vestiti comodi, oppure ancora, l'uso di mezzi indiretti per gonfiare il proprio peso prima di un esame medico. L'anoressica non si limita ad ingannare gli altri ma in una certa misura è capace di convincere se stessa che "va tutto bene" e che non si è mai sentita meglio. Probabilmente nessun disturbo, tranne l'alcolismo, è tanto invariabilmente accompagnato dalla negazione della propria condizione. Per molti aspetti l'anoressica ricorda la situazione del tossicomane in quanto implica dipendenza e preoccupazione ossessiva per un comportamento orale (in questo caso il rifiuto del cibo) e il ricorso sistemico alla negazione e all'inganno per mantenere l'"apparenza".

Fonte: Anoressia e bulimia di R. A. Gordon

martedì 28 maggio 2013

LONDRA: MEGLIO NON DIRE AI FIGLI CHE SONO TANTO BELLI.

(ANSA) - LONDRA, 28 MAG - Dire al proprio figlio ''sei bello'' e riempirlo di complimenti sul suo aspetto fisico potrebbe fargli male, anzi malissimo. Addirittura ridurre in eta' adulta la sua autostima e causargli seri problemi psicologici. Lo ha detto il sottosegretario alle Pari Opportunita' britannico, Jo Swinson, che da tempo conduce una lotta serrata contro i ''falsi miti'' dell'immagine diffusi su media e pubblicita'.

Le parole di Swinson arrivano alla vigilia del lancio di un rapporto sulla campagna del governo riguardante l'aspetto fisico e l'autostima. Campagna che critica fortemente gli attuali canoni di bellezza che possono portare i piu' giovani al rifiuto del proprio corpo o anche a patologie come l'anoressia. Per evitare tutto questo si deve cominciare dai genitori e dal modo in cui trattano i loro figli. Secondo la sottosegretaria, infatti, le madri, in particolare, devono essere molto attente ogni volta che fanno apprezzamenti su quanto i figli siano belli o vestano bene e non mettere sempre l'accento sull'immagine.

''Molto meglio apprezzare la loro capacita' nel fare un puzzle, ad esempio, o tutte le cose che fanno di solito, oltre a premiare la loro curiosita' nel fare domande'', ha detto il politico. Non solo, secondo Swinson, che comunque non ha figli, i genitori dovrebbero anche evitare di parlare del proprio corpo ai loro figli. Una serie di dati mostrano la diffusione di problemi legati all'aspetto fisico. Un ragazzo su cinque, di eta' compresa fra i 10 e i 15 anni, non e' soddisfatto del suo corpo e il 72% delle ragazze pensa che venga data troppa attenzione al modo in cui le celebrita' femminili appaiono.

''Con questo non voglio dire che l'immagine sia da trascurare - ha aggiunto Swinson - e' molto importante se ad esempio si deve andare ad un colloquio ma non deve essere al centro di tutto''.

Il governo con la sua campagna sta cercando di sensibilizzare l'opinione pubblica ma soprattutto i media su questo tema. Il sottosegretario ha di recente lanciato un appello alle riviste britanniche, inviando una lettera ai loro direttori, in cui chiedeva di dare sempre meno spazio alle diete per combattere il grasso e ai miti sul fitness. La Swinson si e' rivolta anche ai grandi magazzini britannici, come Debenhams e Marks & Spencer, invitandoli ad usare nelle loro pubblicita' immagini di modelle che il piu' possibile si avvicinassero alla ragazza comune. (ANSA)

Fonte: http://www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/stilidivita/2013/05/28/ANSA-dite-figli-siete-belli-li-danneggia-Campagna-Gb_8782053.html

domenica 26 maggio 2013

UNA NUOVA DIPENDENZA: LA "DRUNKANORESSIA"
 
Una “moda” recentemente nata tra i giovani che pur non essendo riconosciuta ancora dalla comunità scientifica come patologia colpisce moltissime donne tra i quindici e i trent'anni.
La drunkanoressia è un nuovo tipo di dipendenza spesso associata ai disturbi delcomportamento alimentare: drunk (alcolizzato), anorexia (anoressia). È cosa risaputa che l'alcol apporta una notevole quantità di calorie, e nella realtà odierna, in cui la maggioranza delle persone pone grande attenzione alla dieta e all'aspetto fisico, si preferisce dare importanza al rito sociale dell'aperitivo a scapito dei pasti: il cibo è sostituito dal cocktail.
Recenti studi, riportati anche dal prestigioso The Indipendent, confermano che questa moda, recentemente nata tra i giovani, pur non essendo un fenomeno riconosciuto ancora dalla comunità scientifica come patologia, colpisce comunque moltissime donne tra i quindici e i trent'anni.
La Drunkoressia rappresenta dunque un grave pericolo per la salute che nei casi peggiori può divenire letale associando i rischi medici e psicologici dell'anoressia/bulimia a quelli dell'alcolismo.
I problemi psicologici derivanti possono essere: disturbi del sonno, disturbi sessuali, sintomi depressivi, irritabilità, stress, ansia, sintomi ossessivi compulsivi quali per esempio il calcolo delle calorie tra cibo e alcol o la fissazione su tabelle e modelli nutrizionali, per non parlare dei pensieri ricorrenti e intrusivi riguardanti le modalità di preparazione e assunzione del cibo.
I rischi e le conseguenze fisiologiche della Drunkanoressia sono quindi i medesimi dell'anoressia combinati con quelli dell'abuso di alcol.
Nello specifico: amenorrea, osteoporosi, problemi cardiaci, danni epatici, tremori, neuropatie, problemi renali, ulcere al cavo orale, squilibri elettrolitici. Non ultimo, le donne che fanno uso di alcol in modo eccessivo e limitano l'assunzione di cibo, cadono spesso in frustrazioni amplificate dal fatto che, la fisicità femminile subisce visibili devastazioni poiché tale pratica rende il corpo particolarmente cadente.
Spesso l'ossessione di magrezza, trae linfa vitale da figure dello spettacolo
considerati modelli di bellezza e personaggi vincenti, i quali in realtà non sono altro che esempi di un modus vivendi deviato. Paris Hilton, per esempio, e tante altre incarnano autentici modelli dello sballo, personaggi senza storia che dettano comunque una moda da imitare ed emulare. Per adesione a tali modelli "cool" il bere diventa la chiave per essere accettati dal gruppo di pari.
 
 
 

venerdì 24 maggio 2013

LE DONNE CONSUMANO PIU' ANTIDEPRESSIVI RISPETTO AGLI UOMINI.

Perché le emerito di Psicofarmacologia Clinica presso il King’s College di Londra spiega che ci sono motivazioni biologiche e psicologiche in grado di spiegare la differenza tra uomini e donne nell’intraprendere un percorso di psicoterapia.
“Ci sono influenze e fattori particolari che operano nelle donne e che sono assenti o meno importanti negli uomini”, dice il professor Laderdonne consumano più farmaci psichiatrici (ansiolitici, antidepressivi) rispetto agli uomini?
Uno studio condotto negli Stati Uniti ha riscontrato che il 29 % delle donne, contro il 17 % degli uomini, ha affrontato, almeno una volta nella vita, un trattamento di salute mentale.
Di solito, le donne si rivolgono a centri specializzati in psicoterapia per problemi legati alla depressione, frutto di disagi familiari e di un passato complesso.
Si stima che una donna su quattro richiederà un trattamento piscologico nel corso della sua vita, contro un solo uomo su dieci.
Il professor Malcolm Lader, docente  elencando diversi disturbi cui vanno incontro le donne nella loro vita, come il parto, la depressione puerperale e la psicosi: situazioni che espongono le donne a maggiori problemi psichici rispetto agli uomini.
“Ovviamente”, aggiunge il professore, “si tratta comunque di esempi estremi”.
Per quanto riguarda l’anoressia e la bulimia (i disturbi alimentari cui vanno incontro le persone in età adolescenziale ma anche più avanzata) statisticamente sono più comuni nelle donne rispetto agli uomini, secondo il professore, che punta i riflettori sulle influenze biologiche o sociali, come cause di simili disturbi.
“Per quanto riguarda le condizioni che sono alla base di queste fobie e disturbi d’ansia, esse possono affliggere indistintamente sia le donne che gli uomini”, dice Lader che osserva come le persone affette da simili disturbi tendano inevitabilmente a distorcere la realtà dei fatti.
Un altro aspetto molto interessante, sottolinea l’esperto, riguarda la distinzione tra sindrome depressiva e disturbi d’ansia. Spesso, infatti, si tende ad avere lo stesso approccio terapeutico per entrambe le forme di disagio psicologico.
Questa distinzione, invece, è estremamente importante, perché la depressione e disturbi d’ansia rappresentano i mali psichici peggiori e più diffusi e vanno trattati in maniera differente.
Nel Regno Unito , infatti, i farmaci più presenti in commercio e consumati sono gli antidepressivi SSRI, concessi rigorosamente sotto prescrizione medica non solo per curare la depressione, ma anche una varietà di disturbi d’ansia, che vedono nei pazienti di sesso femminile i consumatori principali.
Nella caterva di farmaci che vanno per la maggiore, ricordiamo certamente il Valium ed il Prozac.
In base ad indagini condotte è emerso anche un altro dato interessante: i pazienti di sesso maschile restano meno irretiti dagli effetti e dalla suggestione di certa pubblicità sui farmaci psichiatrici.
Le donne, invece, risultano più suggestionabili sotto questo aspetto e ciò determina un maggior consumo di questi rimedi da parte delle pazienti di sesso femminile.
 
 

 
 

martedì 21 maggio 2013

"CHI AMA... CHIAMA"

In Italia i disturbi del comportamento alimentare (DCA) coinvolgono approssimativamente due milioni di giovani: su 100 adolescenti circa 10 ne soffrono; di questi 1-2 presentano forme conclamate e più gravi come l’Anoressia e la Bulimia mentre gli altri hanno manifestazioni cliniche transitorie e incomplete. (Dalla Ragione L., 2005).
Secondo dati aggiornati a novembre del 2006, forniti dal Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, la prevalenza dell’ Anoressia Nervosa e della Bulimia Nervosa in Italia sarebbe rispettivamente dello 0.2%-0.8% e dell’1%-5%, in linea con quanto riscontrato in molti altri paesi.
Durante l'incontro si illustreranno segnali, sintomi e cause dei DCA, nonché le modalità con cui affrontare questi tipi di patologie.
Il Centro Orizzonti sarà ben lieto di poter illustrare, sabato 11 Maggio, ai partecipanti lo sportello Chi Ama...Chiama", uno spazio rivolto a tutti coloro che soffrono di disagio psichico e ai loro familiari che vogliono intraprendere un percorso terapeutico insieme all'équipe multidisciplinare del Centro.
Sarà inoltre, un'occasione per conoscere un'iniziativa molto interessante che si sta svolgendo in tutta Italia: IL MIP 6 - MAGGIO DI INFORMAZIONE PSICOLOGICA.
Durante il mese di Maggio ci saranno SEMINARI INFORMATIVI GRATUITI ai quali partecipare e potrete anche chiedere un colloquio psicologico gratuito con uno degli ADERENTI MIP. Per maggiori informazioni consultati il sito www.psicologimip.it
 
 

lunedì 20 maggio 2013

DSM, ECCO LA NUOVA "BIBBIA" DEGLI PSICHIATRI CHE FARA' IMPAZZIRE IL MONDO.

L'ultima edizione del manuale diagnostico (The Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders - DSM) viene criticata da mesi da molti medici perché contiene criteri diagnostici spesso discutibili, ma sarà comunque presentata al meeting American Psychiatric Association a San Francisco

Rischia di ‘far impazzire il mondo’ l’ultima edizione del manuale diagnostico (The Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – DSM) criticata da mesi da molti psichiatri perché contiene criteri diagnostici spesso discutibili che potrebbero moltiplicare i pazienti psichiatrici e disseminare nuove malattie.
Chiamata prima DSM-V e ora DSM-5, la V edizione, 947 pagine per 199 dollari, oltre 300 malattie catalogate (sarà presentata al meeting della American Psychiatric Association a San Francisco), ha numerosi aspetti negativi rispetto alle precedenti. “Uno dei cambiamenti peggiori – spiega all’Ansa lo psichiatra Paolo Migone dell’Università di Parma – consiste nell’abbassamento delle soglie per la diagnosi (ridotto il numero di sintomi sufficienti a dire che una persona è malata), col risultato che si creeranno molti falsi positivi con conseguente aumento di consumo di farmaci, che peraltro aumenteranno i costi per il Servizio sanitario nazionale e i cittadini”.
Tante le nuove malattie ‘create’ dal DSM-5, per esempio il disturbo di disregolazione dirompente dell’umore che medicalizzerà gli scatti di rabbia, con conseguenze soprattutto sui bambini. La tristezza del lutto diverrà depressione, con somministrazione di farmaci inutili a quanti hanno perso una persona amata e vivono il lutto più a lungo del “normale”. Normali dimenticanze e defaillance cognitive degli anziani verranno diagnosticate come disturbo neurocognitivo minore, creando falsi allarmi e sofferenze in persone che non svilupperanno mai una demenza e anche chi la svilupperà, dato che non vi è una terapia per curarli, fa notare Migone.
Aumenteranno le diagnosi di iperattività e deficit d’attenzione (ADHD) soprattutto nell’adulto, con crescita dell’abuso di stimolanti. A causa dell’abbassamento della soglia diagnostica del disturbo da alimentazione incontrollata (Binge Eating), abbuffarsi 12 volte in tre mesi non sarà più segno di golosità, ma malattia mentale. Per di più, continua Migone, l’introduzione del concetto di ‘dipendenze comportamentalì (le nuove dipendenze) potrà “favorire una cultura secondo cui tutto ciò che ci piace molto diventa disturbo mentale”.
Ma c’è anche chi non la pensa così: “Vi è stata enfasi eccessiva sui cambiamenti del DSM-5″ sostiene Carmine Parlante, psichiatra del King’s College di Londra. Per esempio l’idea che vi sono più disturbi non è corretta: ve ne sono alcuni che in prime edizioni erano ancora indicati come necessitanti maggiore ricerca e che invece nel Dsm-5 sono riconosciuti pienamente (per esempio il Binge Eating). Alcuni cambiamenti sono stati criticati perchè a rischio di medicalizzare esperienze normali, ma secondo me l’intenzione dell’APA era l’opposto. Per esempio, si è eliminato il lutto come criterio di esclusione per la depressione, ma non vuol dire che normali reazioni di lutto verranno medicalizzate”.
“E’ importante ricordare che la forza di queste classificazioni diagnostiche è la capacità di offrire criteri simili per riconoscere lo stesso disturbo in pazienti che vivono in contesti clinici e culturali diversi Ma la diagnosi – spiega – rimane un momento clinico e dipende dalla capacità del medico di fare le domande giuste. Ovviamente è importante integrare la valutazione clinica con quella biologica – conclude – il futuro sono i marcatori molecolari per predire la risposta al trattamento e personalizzare la terapia: per esempio, si deciderà con un esame del sangue se quel singolo paziente migliorerà spontaneamente entro poco tempo, o se ha bisogno di un farmaco e quale o quale terapia psicologica sia più indicata per lui”.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/18/ecco-bibbia-degli-psichiatri-che-fara-impazzire-mondo/598476/

domenica 19 maggio 2013

I DANNI CAUSATI DALLA CARENZA DI CIBO.

L'anoressia provoca conseguenze gravi all'organismo. Ecco le principali.

Cuore
Una costante, e forte, carenza di cibo indebolisce il cuore, che non riceve più l'energia sufficiente per funzionare al meglio. Gli anoressici si sentono in permanenza deboli e spesso hanno freddo. L'assenza di certi minerali (dovuta alla riduzione troppo drastica degli alimenti) può innescare delle aritmie dovute principalmente alla carenza di potassio.

Intestino
L'intestino disimpara a lavorare e diventa sempre più pigro. Si innesca, così, un circolo vizioso: il senso della fame tende a passare, l'addome diventa dolente, l'avversione per il cibo aumenta.

Ormoni
Drastiche perdite di peso possono influenzare anche la produzione di certi ormoni, in particolare di quelli sessuali. Se questo avviene in una persona molto giovane, si verificano squilibri nell'avvio della pubertà. Nelle persone adulte può insorgere, invece, un calo della libido, fino all'impotenza. Nei casi estremi subentra anche la sterilità.

Pelle
Le persone anoressiche hanno la pelle secca e spesso danneggiata. Gli squilibri ormonali producono una fine peluria presente sulle guance e sulla schiena.

Cervello
Nel cervello delle persone anoressiche si verifica uno squilibrio di alcuni neurotrasmettitori, e in particolare della serotonina, che probabilmente è associata ai pensieri ossessivi presenti, all'origine, nei disturbi del comportamento alimentare.

Capelli
La carenza di proteine indebolisce i capelli, che diventano sottili e fragili.

Reni
L'insufficiente apporto di liquidi può danneggiare in modo grave l'apparato urinario, e in particolare i reni, perché le sostanze dannose contenute nel sangue aumentano la loro concentrazione e la permanenza nell'organismo.

Unghie
Come i capelli, anche le unghie diventano fragili per la carenza di alcune proteine.

Ossa
Le ossa perdono il calcio e altri minerali. Non trovando queste sostanze negli alimenti, le «centrali di controllo» dell'organismo vanno a cercarle lì dove le trovano: nello scheletro, che va progressivamente incontro a un processo di osteoporosi.

Muscoli
Anche i muscoli vengono auto digeriti dall'organismo, che ha assolutamente bisogno di proteine e non riesce a recuperarle attraverso il cibo. Così, vengono demoliti i muscoli ed estratte le proteine da cui sono formati. È un meccanismo molto pericoloso, che si estende anche alla muscolatura del cuore.
(Fonte: http://www.ok-salute.it/diagnosi-e-cure/10_a_anoressia-conseguenze-organismo.shtml)

sabato 18 maggio 2013

UN METODO PER CURARE L'ANORESSIA A CASA.
Il metodo Maudsley adottato per uscire dall’anoressia prende il nome dall’ospedale inglese dov’è stato sviluppato negli anni 80, il Maudsley Hospital del King’s College di Londra. «È un metodo scientificamente accettato, rivolto ai genitori dei pazienti minori con anoressia per cercare di evitare il ricovero», spiega Camillo Ezio Di Flaviano (chiedigli un consulto), direttore del centro di riabilitazione psiconutrizionale della casa di cura Villa Pini d’Abruzzo a Chieti, una delle strutture italiane che adotta il Maudsley.

Come funziona «I parenti del malato vengono invitati a modificare gli abituali schemi di relazione all’interno del nucleo familiare», racconta Janet Treasure, psichiatra che da più di 25 anni pratica il metodo presso il Maudsley Hospital. «In molti casi i genitori si addossano le colpe come se fossero i principali responsabili di quanto sta accadendo, ma in realtà i disturbi alimentari non sono mai causati da un unico fattore, quindi mamma e papà non dovrebbero colpevolizzarsi. occorre parlare in casa del problema, senza mai negarlo o sottovalutarlo, ma nemmeno facendolo diventare l’unico argomento di conversazione».
Diventare troppo protettivi non è utile, perché si rischia che la persona non riesca a sviluppare abilità e autonomia necessarie a guarire. «Costringere a mangiare è un altro errore: il risultato è una ribellione e i disturbi peggiorano», continua Treasure. «Bisogna poi cercare di non far trapelare il senso d’impotenza, che farebbe sentire il malato l’anoressico in colpa. Va trovato il giusto equilibrio tra emotività e controllo, mostrandosi disponibili ad ascoltare e incoraggiando, senza forzare le tappe del percorso di guarigione».

I limiti «Il metodo Maudsley è adatto solo ad anoressici giovani che abbiano una famiglia molto disponibile a essere coinvolta nel trattamento e che abbiano una malattia allo stato iniziale», avverte Emilia Manzato, che dirige il centro per il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare dell’ospedale universitario di Ferrara. «Il metodo è difficilmente applicabile negli adulti, in chi soffre di anoressia da molto tempo o in chi soffre di altri disordini alimentari come bulimia o disturbo da alimentazione incontrollata. Inoltre è un trattamento a breve termine (circa nove mesi) che non contempla il monitoraggio del disturbo nei periodi successivi. e si sa dalla letteratura scientifica che i primi due anni dopo un trattamento sono i più a rischio di ricadute».
I centri specializzati in Italia. Ecco alcune delle strutture, accreditate con il Servizio sanitario nazionale, che propongono il metodo Maudsley.

Casa per la Salute della Mente, Brusson (Aosta), tel. 0125.300037

Villa Miralago - Centro per la cura dei disturbi del comportamento alimentare, Cuasso al Monte (Varese), tel. 0332.920275

• Asl 2 Savonese - Centro disturbi alimentari, Pietra Ligure (Savona), tel. 019.6235021, 019.62352839

Centro di riferimento provinciale Assl 10 San Donà di Piave, Portogruaro (Venezia), tel. 0421.399211

Ausl 2 dell’Umbria – Centro per i disturbi del comportamento alimentare Residenza Palazzo Francisci, Todi (Perugia), tel. 075.8942577

Villa Pini d’Abruzzo - Centro di riabilitazione nutrizionale, Chieti, tel. 0871.3430

• Asp Potenza - Fondazione Stella Maris Mediterranea - Centro di riferimento regionale per la cura dei disturbi del comportamento alimentare e del peso Giovanni Gioia, Chiaromonte (Potenza), tel. 0973.641214.
Fonte: http://www.ok-salute.it/diagnosi-e-cure/12_a_maudsley-anoressia-centri.shtml


venerdì 17 maggio 2013

Il primo caso di anoressia

Nella coscienza popolare l'anoressia è un concetto relativamente nuovo. Il disturbo infatti era generalmente sconosciuto, tranne che per pochi specialisti, prima degli anni Settanta, quando irruppe improvvisamente sulla scena pubblica. Ma la storia dell'anoressia come entità clinica, in realtà, si estende indietro nel tempo per almeno tre secoli.
Nel 1689, Thomas Morton, un medico inglese religioso non conformista diede notizia, in un grosso trattato sulla consunzione, di una sindrome "da deperimento" di origine nervosa; questa va considerata la prima descrizione medica dell'anoressia. I sintomi essenziali descritti da Morton, "inappetenza" e perdita di peso, non erano accompagnati da altri sintomi tipici della consunzione (ad esempio febbre o tosse) ed erano apparentemente attribuibili a "preoccupazioni ansiose o malinconiche". Morton descrisse la prima paziente, figlia di un tale Duke, come una ragazza di diciotto anni che "studiava assiduamente sui libri" , a dispetto di un chiaro deperimento e che si mostrava indifferente al freddo di un inverno straordinariamente rigido. Come le anoressiche moderne, rifiutava le cure mediche che le venivano offerte e morì in seguito a un attacco di sfinitezza.

(Tratto da  Anoressia e bulimia di R. A. Gordon)

giovedì 16 maggio 2013

Strategie di cambiamento

Quando una famiglia anoressica entra in terapia, di solito i familiari della paziente vengono visti solo come suoi accompagnatori. Secondo loro, qualcosa in questa bambina è andato terribilmente storto, ed essi si aspettano che il terapeuta lavori su di lei, pensando che una guarigione renderà di nuovo possibile tornare alla vita familiare, che ricordano felice e piena d'amore.
E' naturale, anche se degno di nota, che la famiglia pensando alla malattia seuga il modello lineare. Secondo loro la ragazza è impazzita e i genitori non possono aiutarla. Sono passati attraversro un lungo periodo in cui hanno cercato di affrontare il problema e si sono convinti che non possono risolverlo. Hanno provato tutto l'immaginabile _ a lusingarla, a rimproverarla, a blandirla, ad allettarla. Hanno fallito. Al momento in cui la famiglia entra in terapia, può darsi che i genitori dell'anoressica stiano lottando in tutti i modi contro il rifiuto di mangiare della ragazza, come può darsi che ci abbbiano rinunciato completamente. In ambedue i casi, si aspettano che il terapeuta tratti il problema così come esso appare a loro.
Per il terapeuta familiare, tuttavia, una bambina anoressica è parte di un sistema psicosomatico. Il modo più efficace per cambiare i sintomi è modificare i modelli che lo mantengono. Il fine della terapia è che cambia non solo l'individuo, ma il sisitema funzionale della famiglia, in modo da venire incontro a tutti i bisogni di autonomia e di sostegno dei suoi membri. Questo obiettivo può venire raggiunto solo sottomettendo al processo terapeutico il coinvolgimento reciprocamento restrittivo di famiglia e bambina.

(Tratto da "Famiglie psicosomatiche" di S. Minuchin)

domenica 12 maggio 2013

La famiglia.

L'anoressia, 'perdita di appetito', è un termine che può descrivere solo il comportamento della paziente designata, non il comportamtno della famiglia.
Possiamo coniare una nuova parola, per quanto brutta _ 'anoressiogena' _ per descrivere la famiglia che produce bambine sofferenti di anoressia. Ma rimarremmo ancora dentro una struttura lineare attribuendo la causalità alla famiglia e facendo della bambina anoressica una vittima indifesa. Nell'ambito di una visione sistemica si vuole tentare di descrivere il paziente designato come partecipante attivo al processo in cui non ci sono né tiranni né vittime, ma solo membri di una famiglia coinvolti nelle piccole cose della vita di ogni giorno.
Uno dei più importanti gruppi di riferimento è la famiglia. La convalida della famiglia è di importanza vitale per tutti i membri della famiglia, ma in particolare lo è per i figli, sottoposti a mutevoli processi di formazione dell'identità. Due caratteristiche_ autonomia e appartenenza_ sono fondamentali per l'identità umana. Ed è all'intenrno della famiglia che i bambini sviluppano il senso di sé come individui autonomi, che appartengono e possono dipendere da un certo gruppo. Il modo in cui funziona la famiglia, dunque, ha implicazioni importantissime per lo sviluppo dell'individuo. I modelli transazionali della famiglia costituiscono la matrice della crescita psicologica.
Il modo più facile per definire un sistema famiglia è descriverlo come avente inizio nel momento in cui due persone si uniscono con il proposito di formare una famiglia, poiché ciascuno dei due partner è cresciuto in una famiglia propria, ciascuno ha la propria mappa cognitiva e le proprie aspettative di ruolo rispetto all'interazione umana. Ognuno presume che per comunicare le persone usino certe regole. Ognuno presume che certi valori siano veri. I paradigmi di ambedue i partner devono essere mantenuti, in modo che ciascuno possa conservare il senso di sé. Ma i due paradigmi devono anche conciliarsi, in modo che divenga possibile la vita in comune.
Nel processo di conciliazione dei loro paradigmi, i coniugi sviluppano nuovi modellli transazionali. Questi modelli possono rappresentare dei compromessi, o possono comprendere diversità irrisolte. Ma in ambedue i casi i nuovi modelli transazionali divengono familiari e quindi preferiti. Un'unità coniugale si è formata.
Fin dai primi anni, il bambino sperimenta differenti segmenti del suo potenziale biopsicologico. Alcuni aspetti della sua personalità vengono rinforzati da transazioni all'interno della famiglia. Altri aspetti vengono scoraggiati o limitati. Come risultato di questo feedback, alcuni modi d'essere cadono in disuso e divengono meno accessibili per il bambino. Altri tipi di input e di riposta, incoraggiati dalla famiglia, divengono familiari e facilmente utilizzabili. Questi modi d'essere abituali tedono a venir identificati come sé.
Quando il bambino cresce, il suo modo d'essere entra in contatto con altri gruppi sociali. Nel mondo extrafamiliare esso sperimenta i modelli che ha appreso nella famiglia. Usa i modelli sviluppati nei sottosistemi dei genitori e del gruppo di fratelli e sorelle per intraprendere relazioni con altre persone a diversi livelli. Usa modelli che ha visto nei sottosistemi adulti per intraprendere rapporti con i coetanei.
Sperimenta inoltre i valori e gli input extrafamiliari. All'inizio questi vengono trasmessi attraverso la famiglia. Più tardi vengono sperimentati più direttamente, a livello individuale. Ma il senso di sé del bambino come parte del mondo è ancora mediato dalla famiglia, e le sue risposte nell'ambniente extrafamiliare continuano a essere convalitadate e o squalificate dalle reazioni della famiglia. La famiglia rimane il gruppo che deve assicurare la sua sopravvivenza, provvedendo ai suoi bisogni fisici e psicologici e proteggendolo dal pericolo e dalla malattia.
L'identità cresce con lentezza e si costruisce sulle numerose interazioni interne ed esterne alla famiglia che definiscono per il bambino chi è e dove si colloca. Il suo senso di interazione cambia man mano che cresce, dal momento che anche lui è un organismo in continuo cambiamento con bisogni, interessi e capacità in continuo cambiamento. In questo processo, organizza la sua esperienza in modi via via più complessi. D'altra parte, fino all'adolescenza il sistema famigliare è il luogo primario di crescita. Il modo in cui esso funziona influenza e addirittura definisce il progresso del bambino.

(Tratto da "Famiglie psicosomatiche" di S. Minuchin)

mercoledì 8 maggio 2013

Deborah Kaplan

A quattordici anni Deborah Kaplan sviluppò la sindrome conosciuta come anoressia mentale. Come spesso accade, sembra che la malattia sia iniziata quando Deborah decise di seguire una dieta per poter intraprendere la carriera di modella. All'inizio seguì una normale dieta dimagrante; ma nel giro di otto mesi andò eliminando sempre più cibi, finché si ridusse a mangiare solo mele, formaggio magro e acqua. Il suo peso scese dai 50 ai 35 chili e si sviluppò un'amenorrea. Allo stesso tempo Deborah aumentava i suoi livelli di attività. A volte si svegliava alle quattro o alle cinque del mattino e usciva a camminare per chilometri fino al momento di andare a scuola. Se era costretta a stare a casa si metteva a correre senza sosta su e giù per le scale. Continuò ad andare bene a scuola come sempre ma si allontanò quasi completamente dalla vita sociale della scuola e della sinagoga. I genitori la descrivevano come una brava ragazza; erano orgogliosi dei suoi voti e del suo comportamento, ma non riuscivano a spiegare il suo rifiuto di mangiare.
Alla fine, su raccomandazione del pediatra, Deborah venne ricoverata in un reparto pediatrico in cui si conduceva una ricerca sulle influenze della famiglia sulle sindromi psicosomatiche nei bambini. Esami medici rigorosi esclusero la possibilità che il suo rifiuto del cibo fosse dovuto a una causa organica e Deborah e la sua famiglia furono inviati allo psichiatra dell'équipe. Il problema presentato era un'anoressia mentale.
L'anoressia mentale è una sindrome psicosomatica caratterizzata da sintomi di natura sia psicologica che fisica. Può essere fatale, con tassi di mortalità del 10-15%. Il disturbo di solito compare nelle femmine del ceto medio, mentre la percentuale dei maschi anoressici è estremamente bassa. Solitamente inizia nell'adolescenza, sebbene in alcuni casi possa iniziare nella preadolescenza o in età adulta.
I sintomi fisici consistono in una perdita di peso di oltre il 25% e una o più delle seguenti condizioni: amenorrea, iperattività e ipotermia. La sintomatologia psicologica comprende il desiderio di dimagrire, la paura di acquistare peso, la negazione della fame, una distorta immagine corporea, un senso di inefficienza e uno sforzo di controllo.

(Tratto da "Famiglia psicosomatiche" di S. Minuchin)

martedì 7 maggio 2013

Paure

Le donne con alterazioni nel controllo dell'appetito non sono così autonome e indipendenti come vogliono apparire. Sono persone che non amano il loro vero Io e che non riescono a formulare richieste o rifiuti per paura di non essere più amati. Servendosi della distanza evitano che gli altri si avvicinino. Hanno paura del contatto in tutti i sensi. Toccare qualcuno significa anche commuoverlo. La commozione implica emozione, debolezza. perdita di controllo, lacrime, umiltà. Non si può essere freddi, orgogliosi e superiori, quando si è commossi, quando si è emotivamente coinvolti.
Così con il bisogno incoercibile di mangiare o la negazione del cibo vengono messe a tacere le emozioni e questo è certamente più sicuro che lasciarsi andare o essere trascinata emotivamente.
Chi ha paura di essere toccato a livello fisico e psichico ha anche paura di 'far entrare' qualcosa. E chi ha paura di far entrare, ha anche paura della sessualità. Infatti, le donne che presentano disturbi alimentari hanno anche problemi con la sessualità, specialmente nell'abbandonarsi al partner. Abbandono e controllo non si conciliano. Per abbandono non si intende soltanto l'abbandono sessuale, ma anche l'abbandonarsi a una situazione, ossia ogni forma di coinvolgimento. Se lascio che qualcuno si avvicini a me, questo qualcuno vedrà dietro la facciata, mi conoscerà come realmente sono. Percepirà di me cose che neppure io vedo e che spesso non voglio neppure vedere.
Le donne che soffrono di disturbi alimentari temono di essere scoperte. Hanno bisogno di distanza proprio per non essere viste come in realtà sono: esseri fragili. bisognosi, con il terrore di essere respinti e di non ricevere ciò che desiderano. Convinte come sono che la possibilità di ricevere un poco di amore, di affetto dipenda dalla capacità di essere 'abbastanza brave', tentano di diventare come credono di dover essere per meritarsi l'amore: utili, forti, affidabili, intelligenti e altre cose ancora. Se qualcuno supera la barriera protettiva e vede come sono in realtà, le assale il terrore di essere rifiutate, abbandonate.
La situazione, purtroppo, è ancora più complessa: le persone affette da questi disturbi, infatti, hanno anche paura che i propri bisogni possano essere soddisfati da qualcuno e che possa quindi crearsi un legame di dipendenza. Un 'eventale perdita di questo qualcuno sarebbe per loro ben più duro da sopportare che lo stato di privazione preesistente. In questo caso il principio 'occhio non vede, cuore non duole' non funzionerebbe più perché un bisogno una volta risvegliato e soddisfatto non può più essere nascosto a sé stesso e agli altri. Se qualcuno è in grado di dare a un altro qualcosa di fondamentale, di vitale, qualcosa di cui non si è mai avuto abbastanza egli si trova in una posizione di grande potere.
Come può una donna che ha una scarsa considerazione di sé credere a una appagamento durevole dei suoi bisogni? Essa conosce la propria avidità, la propria ingordigia e il conseguente, temuto rifiuto. Non crederà di poter ricevere abbastanza e questo le fa paura. Per placare questa paura può tentare di dimostrare la propria capacità oppure fuggire. I sintomi rappresentano anche vie di fuga, vie di fuga dalla vita.

(Tratto da "Donne che mangiano troppo" di Renate Gockel)

lunedì 6 maggio 2013

Radici comuni.

Tra anoressia, bulimia e obesità esistono più affinità che differenze e il lavoro terapeutico svolto con pazienti appartenenti a queste tre categorie ha sempre rivelato in modo inequivocabile che tutti i disturbi alimentari a carattere maniacale hanno radici comuni.
Tali radici, per restare nell'ambito dell'analogia con il mondo vegetale, sono sotterranee, ossia inconsce. In superficie, e quindi visibili, sono il fusto e i rami, che corrispondono al diverso manifestarsi dei disturbi alimentari, comprese le forme intermedie. Naturalmente, non è casuale che una donna diventi anoressica piuttosto che bulimica: la malattia è il risultato della storia individuale, e questa è tanto diversa quanto diverse sono le condizioni di crescita dei rami di una pianta.
Le radici comuni a tutti i disturti alimentari affondano nelle primissime fasi dell'alimentazione, nell'appagamento del bisogno del lattante. Che cosa può fare un neonato, se non ottiene una risposta adeguata alle proprie esigenze di nutrimento, protezione, calore e sicurezza? Può cercare di attirare la madre; ma, se anche questo fallisce, non gli resta che rassegnarsi cercando di limitare i propri bisogni. Ciò che scaturisce da tale rassegnazione, e che perdura anche in età adulta, è la sensazione di non aver ricevuto abbastanza, di averci rimesso.
Le persone che soffrono di disturbi alimentari non hanno ricevuto soltanto troppo poco: spesso il cibo, la protezione, l'accettazione non sono stati dati quando venivano richiesti, ma quando l'adulto riteneva fosse giusto concederli.
Che cosa può imparare un neonato in queste circostanze? Impara ad afferrare e a trattenere inesorabilmente ciò che riceve. Poiché non possiede ancora il concetto di tempo, agisce in base al principio 'ora o mai più'. Questo modello di comportamento è facilmente riscontrabile negli individui che soffrono di disturbi dell'alimentazione anche in età adulta: limitata capacità di sopportare le frustrazioni, avidità, ingordigia, tendenza ad aggrapparsi agli altri nei rapporti di amicizia e d'amore. Costoro non credono di poter mai ricevere abbastanza e soprattutto nel momento in cui lo desiderano. Con la loro avidità, con questo loro afferrare-aggrapparsi costringono amici e partner a difendersi per non essere divorati. Questa avidità riguarda tuttavia solo gli amici più intimi o i membri della famiglia; esteriormente questi individui appaiono per lo più forti, superiori, competenti.

(Tratto da "Donne che mangiano troppo" di Renate Gockel)